Nei prossimi giorni in Consiglio Regionale verrà discusso il nuovo Piano regionale per i rifiuti ed io sarò la relatrice per la minoranza. Ho deciso di raccontarvi in modo semplice le caratteristiche di questo piano rifiuti, proposto dalla Giunta di centrodestra, con i personaggi del più celebre romanzo di Manzoni. Buona lettura!
Ne “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni la Provvidenza guida la storia degli uomini, dà senso alle sofferenze e, tra un guaio e l’altro, accompagna i personaggi verso una qualche forma di redenzione.
Ecco, nel nostro piccolo, la Provvidenza oggi ha assunto una forma meno mistica e più burocratica: si chiama Unione Europea. È lei che, con zelo quasi evangelico, ci ricorda che entro il 2035 solo il 10% dei rifiuti urbani potrà finire in discarica e che il 65% dovrà essere riciclato. Tradotto: prevenire, produrre meno, differenziare meglio. E solo alla fine, proprio se non c’è alternativa, recupero energetico e discarica. Una sorta di catechismo dell’economia circolare.
Il Piano regionale delle Marche parte da questo “vincolo provvidenziale”, ma poi cambia subito registro e mette al centro della scena un protagonista ingombrante: il termovalorizzatore. Se fosse un personaggio del romanzo, sarebbe senza dubbio l’Innominato: convertito forse, utile magari, ma decisamente controverso e circondato da un alone di mistero.
Perché qui il mistero c’è tutto: non si sa chi lo farà, dove sorgerà, quanto costerà effettivamente, quantopeserà sulla TARI di cittadini e imprese, né chi lo alimenterà. Un personaggio, appunto, ancora senza nome ma già molto presente.
Ed ecco allora il colpo di scena degno del miglior Azzeccagarbugli. Il “Gestore Unico”: sarà lui a decidere tutto. Cosa, come e soprattutto dove. Peccato che, per crearlo, serva una legge, un iter lungo anni e, nel frattempo, un limbo gestionale in cui nessuno capisce bene chi comanda davvero.
Le vecchie ATA provinciali, già accusate di essere assemblee più affollate che operative (provate voi a prendere decisioni in un consesso di decine e decine di sindaci, che cambiano forma e colore ogni sei mesi…), restano lì, sospese tra il passato e un futuro che tarda ad arrivare. E se già era difficile decidere in cinquanta sindaci, immaginiamoci in duecento: più che un piano rifiuti, una riedizione permanente del consiglio di guerra di don Rodrigo.
Chi si aspettava una Regione autorevole, un novello Cardinal Federico, capace di indicare una direzione chiara, si ritrova invece più modestamente Don Abbondio: abilissimo nel costruire un sistema così indeterminato da rendere difficilissimo fare ciò che pure si è deciso di fare. E soprattutto scegliere dove fare.
Una cosa però il piano la produce: oggi ogni provincia dovrebbe essere autosufficiente per lo smaltimento in discarica. Ma la realtà racconta altro. Pesaro e Ancona sono relativamente tranquille; altrove si rimanda, perché decidere dove fare una discarica è l’arte politica meno praticata.
Il caso più evidente è quello di Macerata. Non decidere ha un costo, e si vede: rifiuti che viaggiano fuori provincia, trasporti sempre più cari e, alla fine, bollette TARI più salate per tutti. Insomma mentre ancora si discute si finisce per fare la fine dei capponi di Renzo: ci si becca tra vicini mentre qualcuno, inevitabilmente, paga il conto. E spesso sono gli stessi che hanno meno voce.
Poi arriva l’ATO unico, che almeno formalmente sulla questione discariche sistema tutto. E assegna alla discarica di Corinaldo il ruolo di una novella Gertrude: chiamata a dire sì e ad accogliere gran parte dei rifiuti regionali. Una vocazione più imposta che scelta.
La verità vera è che al Piano rifiuti delle Marche manca l’inizio della storia, il senso vero dei Promessi Sposi.
Manca tutto ciò che l’Europa indica come prioritario: prevenzione, riduzione, qualità della raccolta.
Manca l’operosità di Renzo Tramaglino e la concretezza domestica di Agnese (aiutiamo i singoli a produrre meno rifiuti e a differenziare).
E manca qualcuno disposto a fare il lavoro difficile e meno visibile: quello di Fra Cristoforo, il coraggio di realizzare l’impiantistica necessaria a migliorare raccolta e riciclo. Meno proclami e più scelte concrete e anche scomode.
E invece abbondano i Don Abbondio: prudenti, cauti, abilissimi soprattutto nel non decidere.
Con il rischio che, a vincere alla fine del romanzo, non sia la Provvidenza, ma i rifiuti, la nostra peste. Quella almeno arrivava all’improvviso, mentre la nostra, con una certa perizia amministrativa, ce la stiamo costruendo da soli.
