Negli ultimi giorni è stato pubblicato il rapporto di AGENAS sulle liste d’attesa e sulle performance delle Regioni nell’accesso alle prestazioni sanitarie.
Per le Marche emergono dati che indicano un miglioramento nella capacità di erogare visite specialistiche ed esami diagnostici entro i tempi previsti.
È certamente un elemento positivo. Ma credo che fermarsi a questi numeri sarebbe un errore.
C’è infatti una domanda che mi sono posta leggendo il rapporto: siamo davvero sicuri che i dati sulle prenotazioni e sulle prestazioni erogate raccontino tutta la realtà?
Uno degli indicatori più interessanti analizzati da AGENAS riguarda il rapporto tra prescrizioni mediche e prenotazioni effettivamente registrate dal sistema sanitario. Nelle Marche circa il 55% delle prescrizioni si trasforma in una prenotazione, ma che cosa accade all’altro 45% delle prescrizioni?
Una parte delle mancate prenotazioni è fisiologica. Lo dice la stessa AGENAS: ci sono ricette che non vengono utilizzate, prescrizioni richieste per finalità assicurative oppure ricette successivamente corrette o sostituite. Tuttavia, questa spiegazione non esaurisce il problema.
Resta infatti una quota significativa di cittadini che, dopo aver ricevuto una prescrizione, non compare più nei sistemi di prenotazione del servizio sanitario regionale. Non sappiamo quanti abbiano rinunciato alla prestazione, quanti non abbiano trovato disponibilità, quanti si siano rivolti al privato pagando di tasca propria e quanti, dopo la famosa presa in carico, siano rimasti semplicemente senza risposta.
È qui che, a mio avviso, si nasconde una parte importante della realtà.
Le statistiche sulle prestazioni prenotate e realizzate misurano ciò che il sistema riesce a prendere in carico. Ma non misurano necessariamente tutta la domanda di salute espressa dai cittadini.
E una buona politica sanitaria non può limitarsi a contare chi entra nel sistema: deve interrogarsi anche su chi ne resta fuori.
Per questo ritengo necessario un approfondimento serio e trasparente. Dobbiamo sapere quante sono le prescrizioni che non si trasformano in prenotazioni, per quali visite ed esami accade più frequentemente, quali sono le branche specialistiche maggiormente coinvolte e quali motivazioni stanno dietro a questi fenomeni.
Dobbiamo inoltre capire se la Regione dispone di strumenti in grado di monitorare i tentativi di prenotazione che non vanno a buon fine, le agende sature, l’assenza di posti disponibili entro i tempi prescritti e tutte quelle situazioni che possono scoraggiare il cittadino o spingerlo verso il settore privato.
La vera sfida non è soltanto ridurre le liste d’attesa ufficiali. La vera sfida è conoscere e rendere visibile l’intera domanda di salute dei marchigiani.
Perché se una persona riceve una prescrizione ma non arriva mai a una prenotazione, quella esigenza sanitaria non scompare. Scompare dai numeri, non dalla vita reale.
La politica ha il dovere di guardare anche ciò che i numeri, da soli, non riescono a mostrare.
Ho presentato l’interrogazione a risposta scritta che potete scaricare qui di seguito. Vi tengo aggiornati sulla risposta.


